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La filosofia lean è figlia della cultura giapponese,
e la cultura giapponese è intimamente impregnata
dell'approccio zen alla vita e all'azione.
Ma lo zen, nella sua essenza, non è né giapponese né orientale.
Lo zen è una scienza dell'uomo e appartiene all'uomo,
in qualunque parte del mondo.

 

 

 

Anche se è improprio parlare di una “filosofia” zen, dato che la comprensione e la realizzazione dei suoi principi non avviene attraverso la riflessione concettuale ma unicamente tramite la pratica e l’agire concreto, è ugualmente possibile individuare alcuni forti punti di contatto fra due approcci solo apparentemente lontani.
Così le radici stesse dei concetti di Qualità Totale e di Miglioramento Continuo sono evidenti in quella costante tensione all’eccellenza in ogni gesto e in ogni istante caratteristica dello zen, che considera e usa la perfezione nell’agire come via di perfezionamento individuale. La stessa meditazione zen – cuore del metodo – si fonda sulla concentrazione e sull’attenzione ai dettagli, proprio come il miglioramento continuo si avvale di piccoli e costanti passi in avanti, in contrapposizione con i “balzi” dell’innovazione.
Certamente poi l’importanza assegnata al processo – così caratteristica dell’approccio Kaizen, base stessa del concetto di “flusso”, e in netta contrapposizione con l’enfasi esclusiva e tutta occidentale sugli obiettivi – può essere pienamente compresa e praticata attraverso il principio zen di “mushotoku”, che ne rappresenta il fondamento, espresso nell’aforisma secondo cui: “La via è la meta, e la meta è la via”.
Uno dei temi centrali dello zen, inoltre, è quello dell’auto-responsabilità, cercata e sviluppata attraverso la pratica, che conduce a diventare “creatori e causa della propria realtà”. Un obiettivo, questo, che non può non rimandare direttamente al coinvolgimento diretto di tutto il personale invocato come necessario dall’approccio lean, in cui ciascuno è chiamato a pensare e ad agire da protagonista all’interno dei processi produttivi.
E ancora l’orientamento al presente (qui-e-ora), che lo zen esercita nella pratica in modo addirittura fisico, e che è radice del pensiero snello e dell’azione just-in-time.
E infine la tipica essenzialità, così evidente in tutte le forme di arte applicata derivate dallo zen – dai giardini alle ceramiche, dalla calligrafia alla poesia, dalla cucina all’architettura e al design – che è madre stessa dell’avversione per ogni forma di sovrastruttura inutile, intesa come “spreco” di energia e di creatività, e come perdita di “valore” reale.